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p. Alex Zanotelli
commenta il Vangelo di Luca

NADiRinforma: il 4 novembre 2008 presso il Cinema Perla (Bo) p. Alex Zanotelli (Missionario comboniano) commenta il Vangelo di Luca, Giovanni Mazzanti (Economista, Università di Bologna) introduce la lettura. La manifestazione è stata promossa dal Centro Sudi G.Donati in collaborazione con Ass. Medica N.A.Di.R., Giovani Impegno Missionario, Editrice Missionaria Italiana, Facoltà di Scienze della Formazione con il contributo dell'Alma Mater Studiorum - Università di Bologna

"Procuratevi amici con la disonesta ricchezza,perché quando essa verrà a mancare vi accolgano nelle dimore eterne." (Luca 16, 9)
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p. Alex Zanotelli
 
Il 5 novembre 2008 presso la Casa dei Comboniani a Bologna abbiamo scambiato due chiacchiere con p. Alex Zanotelli partendo dalla spinosa questione “acqua libera di essere privatizzata” in quanto il Parlamento ha votato, il 5 Agosto del 2008 l'articolo 23 bis del decreto legge numero 112 con il quale scatta la privatizzazione dell'acqua. La follia collettiva sapientemente indotta e condotta che nutre un sistema globale completamente staccato dall'essere umano dove ci sta portando ? ... e se provassimo a leggere il Vangelo ? Un libro scritto più di 2000 anni fa stranamente ed inspiegabilmente attuale ... ascoltiamo p. Alex ... e se ci venisse in mente qualche idea orientata alla salvaguardia di noi stessi e del pianeta ove viviamo ?!
NADiRinforma incontra p.Alex Zanotelli
intervista a cura di Luisa Barbieri
articolo a cura di Chiara Giovannini
Il Parlamento ha votato, il 5 Agosto del 2008 l'articolo 23 bis del decreto legge numero 112 con il quale scatta la privatizzazione dell'acqua. O meglio, il 25 Giugno fu approvato il decreto legge 112 del ministro Tremonti e in quel decreto, all'articolo 23, si parla di contratti di apprendistato. Subito dopo c'era l'articolo 24 senza alcuna traccia dell'articolo 23 bis. Questo decreto viene trasformato in legge il 6 Agosto 2008 col numero 133 e tra l'articolo 23 e l'articolo 24 spunta l'articolo 23 bis che titola servizi pubblici, locali di rilevanza economica.
Le disposizioni del presente articolo disciplinano l'affidamento e la gestione dei servizi pubblici e locali di rilevanza economica in applicazione della disciplina comunitaria al fine di favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale, nonché di garantire il diritto di tutti gli utenti all'universalità e accessibilità dei servizi pubblici locali ed al livello essenziale delle prestazioni ai sensi dell'articolo 117 secondo i principi di sussidiarietà, proporzionalità e leale cooperazione. Le disposizioni contenute nel presente articolo si applicano a tutti i servizi pubblici locali prevalgono sulle relative discipline di settore con esse compatibili”. Ecco, tu per primo hai scoperto l'inghippo, nessuno si è reso conto che all'interno della finanziaria 2008 era incluso anche questo input orientato verso la privatizzazione dell'acqua. Hai scritto anche una lettera a Beppe Grillo. Ci spieghi cosa ti ha spinto?
Quella era una lettera che ho scritto ad amici. Quest'estate sono stato profondamente coinvolto dal problema dei rifiuti a Napoli, e quando da lì, all'inizio di Agosto, mi sono spostato a Cosenza, durante i campi di lavoro, mi è arrivata una segnalazione sulla storia dell'acqua e ho cominciato a cercare di capire. Ho chiesto ad alcuni amici e mi hanno detto che c'era qualcosa che stava per essere varato. Già a Cosenza ho scritto un testo che più che una lettera voleva essere un sos: “Diamoci da fare, perché ci stanno privatizzando l'acqua”. La cosa che mi ha più preoccupato è stato questo silenzio tombale da parte di tutti e, allora, mi sono chiesto: “Ma come è possibile? L'anno scorso abbiamo lottato per l'acqua; abbiamo raccolto trecentomila firme, perché adesso nessuno reagisce a questa legge?”. Ecco perché ho deciso di lanciare un grido di SOS acqua.
Se ne sono approfittati perché eravamo distratti, tutti al mare a goderci un meritato riposo!
La gravità, a mio parere, sta in questo loro modo di essersi approfittati nel corso dell'estate di un decreto, il 133 Tremonti, inerente a problematiche economiche, per “metterci dentro” la questione dell'acqua e, cosa che ho trovato ancora più grave, l'opposizione, in particolare il P.D, è essenzialmente concorde. Come è possibile che in Italia si arrivi a trovare un tale accordo su un problema così importante come quello dell'acqua?
Tra l'altro c'era stata anche una lettera che avevi scritto durante la campagna elettorale a Walter Veltroni su questo problema, vero?
Sì. Ho provato a vedere se riuscivo ad ottenere qualcosa da Veltroni partendo dalle lacrime che lui stesso aveva versato a Korogocho davanti a tanta miseria. Gli ho chiesto se poteva trasformare quelle lacrime in una decisione politica per asciugarle. Gli ho chiesto se avrebbe potuto impegnarsi sul problema dell'acqua che è, e rimane, un diritto imprescindibile di tutti i popoli. Lui ha risposto con una lettera semplicemente vergognosa dicendo che, per ragioni di efficienza, bisogna iniziare a pensare in maniera altra all'acqua. Non accettava la mia proposta. Questo mi ha ferito. Per questo sono dell'idea che sia a destra che a sinistra sono concordi nel mercificare tutto.
Cosa vuole dire privatizzare l'acqua?
Questo è il punto dove ci prendono in giro. Formigoni, ad esempio, in Lombardia ha fatto la distinzione tra l'acqua pubblica e l'erogazione dell'acqua che, a suo avviso, può essere privata. Ma io mi chiedo...che differenza c'è?
Poi c'è il problema che l'acqua può essere pubblica per i comuni ma l'adduzione dell'acqua, ad esempio in Campagna, è già in mano a una compagnia per cui i comuni devono comperarla dalla compagnia. Quando noi parliamo di acqua pubblica intendiamo che sia l'adduzione dell'acqua, quindi dalla sorgente ai comuni, sia l'erogazione dell'acqua sia in mano pubblica cioè gestita da totale capitale pubblico, neanche lo 0, 10% deve essere privato perché se c'è il privato questo chiede di guadagnare e ha ragione, ma non si deve guadagnare sull'acqua perché l'acqua non è merce. Inoltre questo deve essere fatto al minor costo possibile per l'utente, ci saranno dei costi che prima o poi tutti dovranno sobbarcarsi in maniera o l'altra, e che non sia S.P.A.(Società Per Azioni) che vuol dire essere parte del mercato.
Questo è per noi il significato di acqua pubblica: è un diritto fondamentale umano, gestito dalle comunità locali con totale capitale pubblico a meno costo possibile per l'utente senza essere S.P.A.
Sembra che si stiano dimenticando un concetto fondamentale: l'acqua è un diritto per l'umanità.
Esatto. A me sembra un concetto così banale invece! Senza aria non posso vivere, ho diritto all'aria, all'aria pulita, e anche senza acqua non posso vivere. Posso vivere senza petrolio. Ci sono cose fondamentali per la vita umana: l'acqua è una di queste cose. Stiamo cercando di studiare la legge per vedere se ci sono gli ingredienti per tentare un referendum pubblico abrogativo. Perché siamo sicuri che da un referendum otterremmo una valanga di firme e riusciremo a rimettere in moto un po' tutto. Da parte delle persone c'è una grandissima sensibilità a questo livello, tutti sentono che l'acqua è pubblica. Il problema è che la gente non capisce quello che avviene, i politici mettono in piedi meccanismi così astuti che le inventano tutte per prenderci in giro.
Pare sia scomparso il rispetto per l'essere umano. L'essere umano è una merce, o meglio è mercificato.
Di questo non diamo colpa ai politici, ci siamo dentro tutti. Io credo che qui sia avvenuto un salto antropologico, per cui oggi l'umanità ha accettato il mercato come qualcosa di talmente evidente che c'è e che l'unica legge del mercato è il profitto. Una volta che noi introiettiamo questo concetto della supremazia del mercato, per cui tutto diventa merce e che l'unica legge è quella del profitto, è finito. Come mi compero un litro di benzina così ci compriamo un litro di acqua perché tutto è merce. E' questa la gravità del momento che stiamo vivendo oggi: abbiamo accettato questo cambiamento. Potremo fare un altro salto di qualità solo quando torneremo a mettere al centro ogni singolo uomo e ogni singola donna come unici e irripetibili e tutto il resto al servizio della crescita umana.
Questa accettazione, questo subire il mercato ha creato una specie di buco nero, il vuoto. Non ti sembra che questo vuoto dominante in questo sistema globalizzato neoliberista, sia alla base dell'insorgenza di una serie di patologie o di sindromi collettive, quasi tutte di tipo autolesivo, ad esempio i disturbi del comportamento alimentare, le depressioni reattive, le sindromi autolesive in generale, le dipendenze da alcol, da droghe, il tutto per riempire un vuoto ideologico che, a mio avviso, è secondario a ciò che un sistema appiattente il pensiero critico, come il sistema in cui noi siamo costretti a vivere, ci sta inducendo. Ti pare ci sia questo collegamento?
Mentre ti ascoltavo mi hai fatto venire in mente un incontro che ho fatto al Rione Sanità l'estate scorsa. Mi hanno invitato un gruppo di tossicodipendenti, la comunità Crescere Insieme, a fare un incontro con la gente del Rione Sanità sul problema delle dipendenze. E io ho cominciato a dire:
“Noi guardiamo questi ragazzi dicendo -poverini- e non ci accorgiamo che il problema non sono loro ma noi. Noi siamo i drogati, loro sono una conseguenza della droga che è entrata in tutti noi”. Per ciò una volta che tu hai assunto i principi fondamentali del mercato, del consumismo, che ti divora come un cancro è chiaro che la droga diventa solo una delle tante conseguenze. E' la società del mercato ad essere drogata.
Voi”, dicevo alla gente del Rione Sanità, “pur di ottenere quello che vedete in televisione vi indebitate all'usura. Questa è la follia totale, ed ecco la droga”.
E' un sistema di tipo compulsivo, esattamente come le droghe, spinge a fare ciò che non si vorrebbe fare razionalmente. La gente che a fiumi passa i suoi sabato pomeriggio nel supermercato per comprare l'ultima novità del mercato, l'offerta imperdibile, te le spieghi adducendo una follia collettiva, alla compulsione che spinge da dentro. Ciò che forse noi dovremmo fare, medici, insegnanti, educatori, visto che siamo nella posizione del poter aiutare, o educare, è cercare di far capire fino a che punto il sistema ci sta schiacciando. Come fare? Attraverso l'informazione, certo, ma come possiamo fare?
Non è cosa facile, perché chiaramente l'informazione che dovrebbe essere un'informazione che ci fa aprire gli occhi è utilizzata per drogarci, e intontirci. Questo è un problema enorme. C'è l'altra realtà che doveva e dovrebbe essere la coscienza critica della società: la scuola, ma anche la scuola, i saperi, sono importanti per il mercato, per cui la scuola non assume più la sua funzione di coscienza critica ma diventa un'altra agenzia per preparare le rotelline che andranno a far sì che il nostro sistema funzioni perfettamente.
Un'altra realtà di coscienza critica dovrebbe essere la chiesa, ma anche questo oggi non lo stiamo vedendo. Parlo della chiesa in occidente, abbiamo una chiesa che è funzionale al sistema, fa tanti segni della croce su questo sistema, ma sopratutto è incapace di aiutare i fedeli a leggere in che razza di sistema stiamo vivendo. Ci troviamo davvero in un momento difficilissimo anche perché il tempo che abbiamo per salvarci non è molto. La difficoltà è aiutare la gente ad aprire gli occhi.
Si è creato un enorme baratro tra i giovani e la chiesa. Come fare a riempire questo baratro? Con l'evangelizzazione? Cosa significa dal tuo punto di vista, evangelizzare?
Io credo che evangelizzare è l'ascolto di qualcuno che è fuori dal sistema, un dio che si rivela. Noi parliamo di Bibbia, ma la prima Bibbia che ci ha dato sono i colori dell'autunno, la bellezza. Questa bibbia parla a tutti indistintamente. La chiesa deve aiutare a far capire alle persone che c'è qualcosa più grande di noi, un dio appassionato di vita che ci ha dato questo splendido pianeta, un dio che ha un sogno per questa umanità, vorrebbe che anche l'uomo e la donna fiorissero, e per questo diventa critico davanti a un sistema che ammazza e uccide. Perchè ascolta il grido degli affamati, degli emarginati mette in discussione ogni sistema che schiaccia l'uomo. La parola è quel qualcosa fuori dal sistema che ti permette di leggere le cose con altri occhi, ad esempio nella tradizione giovannea, nel vangelo di Giovanni compare il modello del “cieco nato” che lentamente vede con gli occhi dello spirito e rimette in discussione le autorità costituite, ecco cosa vuole dire evangelizzare, lasciarsi toccare da qualcuno che è fuori di noi. Il dono più grande che ci fa dio è quello di aiutarci ad aprire gli occhi.
Il Vangelo è un libro di una attualità spaventosa, è un grande libro di psicologia, un libro di sociologia. Far capire al di là del credo religioso, questo può essere un libro di grande aiuto. Quali valori che ci sono venuti a mancare sono contenuti nel vangelo, qual'è il messaggio di Gesù Cristo, questo grande rivoluzionario, ha lottato contro un impero.
Intanto occorre ricordare che la tradizione cristiana ha assunto come propria la tradizione ebraica, se guardi l'esperienza ebraica in cosa consiste? Lentamente, questa minoranza, allora schiacciata dall'impero faraonico che li usava come schiavi per costruire i grandi imperi ha lottato per la propria libertà e dentro a questa lotta ha scoperto che c'era qualcuno che camminava con loro. Nella storia umana dio era sempre stato dalla parte dei re, dei generali vittoriosi. Qui dio compare come un dio che cammina con un branco di schiavi verso la liberazione. Questo piccolo clan quando raggiunge la liberazione capisce che questo dio è un dio che ha un sogno perché questa gente tenti un altra strada: diventi una comunità alternativa all'impero. Per fare questo ha bisogno di una economia di uguaglianza; dio ha regalato un enormità di risorse, che se divise equamente ce ne sarebbe per tutti, una politica, gestita dai rappresentanti del popolo che perseguitano una politica di giustizia distributiva, è un dio totalmente libero, altro, e quindi diventa il dio degli esclusi, degli oppressi che ascolta le loro voci e quindi lotta contro il sistema che li schiaccia e li opprime. Rilancia questo grande sogno. Ecco perchè io ritengo che la tradizione biblico-ebraico-cristiana è una tradizione del gran sogno di dio. Dio sogna che noi riusciamo a fare un salto di qualità per godere con lui per sempre. Non vuole solo un paradiso, vuole che ci sia qui il paradiso.
Oggi abbiamo un presidente di colore nero alla casa bianca. Ha vinto Obama, è come se la mia generazione si fosse riscattata. Cosa ne pensi di questa vittoria? Ti si è riaccesa la speranza verso il sogno di Martin Luther King o pensi che il sistema sia troppo potente e che anche un uomo come Obama sia limitato nell'azione.
E' difficile rispondere. Condivido con te che è un grande momento. In un mondo planetario in cui le culture, le civiltà, le razze umane sono costrette ad incontrarsi dove è in crescendo la xenofobia, il razzismo, è bello che il popolo abbia eletto uno appartenente a una delle razze più, negli ultimi decenni, disprezzata e oppressa. Il fatto che sia arrivato ad essere presidente fa riprendere il sogno di Martin Luther King, lui pensava alle leggi razziali, che i suoi figli potessero vivere in libertà con i bianchi. C' è un secondo aspetto che dobbiamo ricordare. Gli Stati Uniti sono prigionieri di quello che Eisenhower il più grande generale degli Stati Uniti, nonché presidente degli Stati Uniti chiamava il complesso industriale militare di questo paese. Ero un ventenne mentre ascoltavo l'ultimo discorso di Eisenhower prima di cedere il potere a J.F.K e diceva: “Popolo americano io ritengo che la democrazia in questo paese è abbastanza solida se vedo un pericolo non lo vedo da fuori lo vedo da dentro, e questo pericolo vi potrebbe venire dal complesso militare industriale di questo paese”.
E' stato un profeta, praticamente dagli anni 80, da Reagan in qua gli Stati Uniti e il mondo sono prigionieri di questo complesso industriale militare, sono 300-400 famiglie in tutto che hanno in mano i destini del mondo. Non è facile smuovere la situazione. Obama si troverà dentro a un qualcosa dove rischia anche lui di essere stritolato è importante comunque mantenere il sogno e speriamo che faccia di tutto per sgretolare questo granitico sistema.
Senza sogni non credo si possa andare avanti. La speranza è molto importante. Abbiamo parlato di razzismo. Nel nostro paese purtroppo è una parola che sta diventando usuale. Proprio sta mattina, al telegiornale, ho sentito che un ragazzo albanese è incorso in un incidente creando danni gravi alle persone, non sappiamo se per colpa o per dolo, pare non fosse positivo neppure al test alcolemico, ha rischiato il linciaggio della folla. Noi abbiamo testimoniato aggressioni a ragazzi senegalesi picchiati ingiustificatamente senza destare attenzioni da parte delle persone lì intorno. Viviamo in un paese razzista. Forse è meglio iniziare ad ammettere che il nostro è un paese razzista. Cosa ne pensi del razzismo in Italia?
Dobbiamo chiaramente ammetterlo, sopratutto noi bianchi abbiamo una tradizione che è profondamente razzista, noi ci sentiamo la razza superiore, privilegiata, la razza che ha la civiltà, la razza che deve esportare questa civiltà, è stato questo che ha portato al colonialismo, è una lunga storia la nostra. Su questo entroterra già profondamente razzista di superiorità culturale si è innescato sopratutto in questi ultimi anni in Italia, una serie di movimenti come la Lega, e certe destre xenofobe che ha cavalcato un sentimento verso gli immigrati facendo venir fuori tutta una serie di leggi, che sono razziste. Iniziamo con il centro sinistra, la Turco-Napolitano, poi la Bossi-Fini. Quando uscì questa legge ero appena rientrato da Corococio. Ho detto mi vergogno di essere italiano e di essere cristiano perchè la Bossi Fini non riconosce gli immigrati in mezzo a noi come soggetti ma li riconosce fin tanto che ci servono come manodpera a basso prezzo per poi rispedirli al loro paese di origine, ed è profondamente immorale. Qui si è infilato il governo Berlusconi con il pacchetto Maroni dove persino il clandestino è uguale al criminale. E' quindi anche il potere politico che ha usato questo sottofondo per farlo diventare legge, che legge non è. Io credo che per legge giusta si intende solo ciò che promuove la crescita umana, ciò che impedisce la crescita umana non è legge e va disubbidita, questa è una profonda tradizione cristiana. Ecco allora la nostra situazione aggravata al nord. Ricordiamo che davanti a noi si sta compiendo il più grande genocidio di Europa, sotto i nostri occhi. Abbiamo bisogno di manodopera, e allora facciamo delle leggi per far sì che queste persone vengano riconosciute come parte di noi, che vengano rispettate altrimenti davvero diventa un dare una mano alla camorra che sono delle macchine, sia la camorra nostrana che quella nord africana, chi ci rimette la pelle è sempre la povera gente.
Ci siamo dimenticati che anche noi siamo un popolo di migranti. Noi abbiamo fatto la ricchezza del Sud America, della Germania, della Francia, della Svizzera, abbiamo dimenticato. Le migrazioni finché erano quelle degli “italiani verso” andavano bene, ora che è il momento di accogliere ci tiriamo indietro. E' difficile accogliere.
Ed è esattamente la contestazione che ci fanno i Presidenti del Sud America: ci hanno fatto notare il numero elevatissimo di italiani che loro hanno saputo accogliere mentre noi li maltrattiamo. Cosa c'è nell'uomo che a distanza di poco tempo non riesce a riconoscere che sta facendo gli stessi sbagli? Gli ebrei, il disastro dell'olocausto, ora stanno ripetendo la stessa cosa sui Palestinesi. Allora mi chiedo che zona d'ombra c'è nell'uomo? E' una grossa domanda.
Forse si potrebbe puntare l'attenzione sull'individualismo sfrenato, sulla competitività a tutti i costi. Come se ognuno di noi volesse essere il suo mondo punto a capo. E' il grande buio nel quale siamo immersi. L'altro non è un disturbo ma è qualcosa che ci può arricchire.
La sciarpa che porto al collo e che tutti scambiano per la sciarpa della pace è un messaggio che ci manda una popolazione dell'Equador. Questa popolazione Indio ci dice che sta lottando per la loro cultura, dobbiamo ricordarci che noi non siamo la cultura o la civiltà. Solo se ogni cultura riuscirà a legarsi alle altre come i fili di questa sciarpa si avrà la convivialità delle culture. Non c'è via per l'umanità se noi accettiamo che il mondo è l'unico mondo e dobbiamo per forza arrivare qui per salvarci. Dobbiamo capire che ogni cultura, ogni civiltà è ricca per l'altra.
Il valore della diversità come ricchezza piuttosto che come depauperamento. A mio avviso noi abbiamo ancora dentro di noi il concetto del colonialismo e abbiamo spazzato via la cultura africana come se prima del colonialismo l'Africa non esistesse. Cosa assolutamente non vera. Quindi vanno recuperate le culture. A questo punto vorrei chiederti che cosa intendi tu per integrazione?
E' un discorso molto ambiguo quello dell'integrazione. E' vero, le culture, le religioni, le esperienze delle civiltà tutti i popoli le hanno prodotte. Pensavamo che l'Africa Nera fosse assolutamente inesistente invece le ricerche archeologiche stanno scoprendo una serie di imperi nel cuore dell'Africa, lo stesso impero faraonico era una canalizzazione della civiltà africana che è sfociata poi nel Nilo. Direi che ogni continente ha avuto la sua ricchezza culturale, dobbiamo tornare alla ricchezza di questo. L'umanità è ricca basta guardare la biodiversità, la diversità culturale, ognuno ha qualche raggio. E' incontrandoci che ognuno porta la sua ricchezza. Se integrare vuole dire abolire la tua cultura per accettare la mia non è un concetto che posso accettare ma se integrazione vuol dire unirci nelle nostre diversità ben venga l'integrazione.
Nel nostro gruppo di multiculturalità avevamo cancellato la parola integrazione sostituendola appunto con multiculturalità per dare dignità a tutte le culture. C'era chi aveva predetto: “vi predico un grande villaggio globale dove non ci saranno più frontiere e dove non ci saranno più permessi di soggiorno”. Forse questo è il grande sogno che si sta aprendo nei nostri cuori.
Non solo si apre ma deve aprirsi. Perché se non si apre questo non c'è futuro. Non c'è via. E' l'unico sogno da coltivare, ecco perché è importante lavorare con i ragazzini, per la loro capacità di apertura: se assumono questo atteggiamento c'è speranza. E' difficile però, perché in questo momento tutte le forze economico-finanziarie usano tutte queste tensioni proprio per continuare un sistema di morte, sono loro non la gente che vuole sbranarsi, ma è l' utilizzazione di questi fondamentalismi per il guadagno. Io credo che le religioni e le chiese possano giocare un ruolo enorme. Basta vedere come i fondamentalismi stanno crescendo. Occorre uno sforzo dentro alle chiese per reagire a questi fondamentalismi.
Per parlare di storia recente: dopo l'11 settembre, se invece di creare dei contingenti di pace, invece di mandare in giro militari, avessimo mandato tante Emergency o cose analoghe, a costruire ponti, scuole, case sarebbe stato un bel modo per sconfiggere il terrorismo. Non pensi che sia questo l'unico modo per poter sconfiggere la piaga del terrorismo a livello globale? (*)
Certo. C'è una doppia realtà. Non ci siamo accorti di una cosa che è avvenuta. Reagendo come abbiamo reagito allo 11 settembre, e improntando una guerra sopratutto contro l'Iran, contro l'Afghanistan cos'è che abbiamo creato? Abbiamo creato le basi dentro l'islam e dentro i mussulmani perché la guerra che si sta facendo, loro la percepiscono come la guerra dell'occidente cristiano contro l'islam per cui diventa necessariamente guerra di religione e per uscire fuori da questo ci vorrà molto tempo, tanto quanto è stato necessario quello per uscire dalle crociate.
Ma anche da parte della chiesa non c'è chiarezza: la chiesa non riesce ancora a distanziarsi da quello che l'occidente sta facendo. L'altro aspetto è che in questo momento noi siamo arrivati a un momento storico di cui parlava Martin Luther King o la non violenza attiva o la distruzione di tutto, cioè l'annichilimento. Sono convinto che dobbiamo arrivare alla non violenza attiva, e dobbiamo riconoscere anche noi come chiesa quanto ancora ne siamo lontani. La non violenza viene dal Vangelo. Se tutte le chiese accettassero questo come unica scelta permetterebbero un passaggio importantissimo a tutti.
Vorrei fare una domanda rispetto alla solidarietà e alla cooperazione internazionale che mi preme molto. Tu insisti sulla costituzione delle reti di solidarietà, e sono molto d'accordo. Come si fa a costruire una rete di solidarietà, perché, parlo per esperienza personale, mi sembra che il “sistema”, come lo definisci tu, abbia messo delle radici molto profonde. C'è un individualismo sfrenato.
Dobbiamo fare i conti con la realtà. Se ieri la politica poteva cambiare la realtà oggi coloro che noi eleggiamo coprono chi detiene il potere economico-finanziario. Il cambiamento deve avvenire dal basso. Se ognuno di noi lavora per sé non si incide. Ciò che chiedo è che questi gruppi, che si impegnano chi sull'acqua, qualcuno sui rifiuti, si mettano insieme per rendersi conto che la lotta è unitaria, lo scopo è unico: cambiare il sistema partendo dal basso. Nelle Filippine la società civile è riuscita a farsi rappresentare. Il presidente delle Filippine ha capito l'importanza della società civile. 5000 organizzazioni di base hanno eletto 16 rappresentanti. Il governo ne ha messi altri 2 in rappresentanza del mondo degli affari, e uno in rappresentanza del governo filippino. Questa delegazione ha il compito di dire il proprio si o il proprio no. Se la società civile dice no il presidente non firma la legge. Oggi in Italia la società civile, ricca com'è non dice assolutamente nulla. Dobbiamo superare l'individualismo e inventarci un modo per metterci insieme. Dobbiamo arrivare a livello regionale poi nazionale a creare qualcosa del genere.
Perché deve essere possibile eleggere 3 o 4 saggi anziani che possono diventare il portavoce di ciò che la società civile vuole.
Il tempo è breve, stiamo andando verso la morte, dobbiamo provarci. Trovare una sinergia internazionale, speriamo presto di poter arrivare qualcosa. Magari attraverso internet come strumento informativo per unire le persone e dare loro informazioni.
Chiara Giovannini

(*)

Incontro con Gino Strada:
Emergency e il rientro in Afghanistan
6° incontro nazionale di Emergency
N.A.Di.R. informa : Gino Strada ci racconta le vicissitudini affrontate da Emergency in Afghanistan, la soddisfazione del rientro sostenuta dalla popolazione afgana che con discrezione ed altrettanta determinazione ha da sempre sostenuto l'operato di Emergency .
Parlando del nuovo centro di cardiochirurgia inaugurato il Maggio scorso nel martoriato Sudan, Gino Strada rinforza ciò che dovrebbe perseguire primariamente la cooperazione internazionale in ambito sanitario e quali dovrebbero essere le motivazioni di supporto a chi parte in missione.
Visita il sito www.emergency.it
Visita il sito www.mediconadir.it

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